Kinorenma


Aikiken


Kyudo


Hojo


Shodo


Jodo


Osensei


KInoRENma
YOGA                              AIKItaiSO

Corpo e Mente viaggiano insieme.

Compagni inseparabili in questa esperienza di vita, necessitano l'uno dell'altra.
Entrambi cercano benessere, forza e capacità di espressione.
Gioia e dolore influenzano l'una quanto l'altro.
Hanno qualità identiche ( elasticità, forza, intelligenza, sensibilità, resistenza, potenza, memoria etc.) che vanno coltivate costantemente e con attenzione.
Quando l'uno prevale sull'altra si instaurano dei disturbi che vengono mascherati in mille modi da entrambi.
Quando corpo e mente si rapportano in maniera equilibrata, si ottiene il massimo rendimento ed un fluire armonico dell'energia che potrà così esprimere in modo naturale tutta la sua forza, sapienza e bellezza.
Per stabilire un contatto e mettersi in sintonia …..
"conoscono una sola via":
IL RESPIRO                WAKATA



La pratica degli

OVERTONE

è una potente attività di MEDITAZIONE .
Tutti i partecipanti mediante l’uso dell’espressione vocale emetteranno dei suoni che fondendosi gli uni con gli altri daranno vita ad un extra suono ( overtone ) come i componenti di una grande orchestra.
L’emissione vocale non esprime solo una SONORITA’ o tonalità, ma anche ENERGIA generata dalle VIBRAZIONI del suono.
L’energia emanata dal singolo si fonde armonicamente con quella degli altri praticanti generando una ulteriore ENERGIA che si propaga ovunque avvolgendo tutti i presenti che potranno raggiungere uno stato di BENESSERE fisico ed emozionale.
L’intensa attività di RESPIRAZIONE produrrà una piacevole sensazione di LIBERAZIONE dalle tossine del corpo e dalle tensioni della mente.
Siete invitati a munirvi di ciabattine, un abbigliamento comodo e di un asciugamano.

AIKIDO e ……

Il grado di preparazione raggiunto nella pratica dell’Aikido si manifesta :
….nell’affrontare una situazione nuova_
…nel relazionarsi agli altri_
…nell’interagire con la Natura_
…nel praticare Arti o discipline sconosciute_

Cioè essere PRESENTI all’ADESSO

……perché l’AIKIDO

La pratica con un’altra persona non è uno SCONTRO ma un INCONTRO . Non solo FISICO (di forza elasticità coordinazione ritmo ed equilibrio ) ma anche di PERSONALITA’.
Un incontro di energia, di emozioni e di esperienza, quindi un’occasione unica di imparare e crescere non solo nella tecnica dell’Aikido ma soprattutto in se stessi, nel proprio modo di “sentire” e di utilizzare i propri sensi.
“Partiamo dal corpo per educare la mente” io dico ‘no’, il corpo è inscindibile dalla mente, mediante il movimento, espressione di entrambi, educhiamo entrambi…’mente sana in corpo sano’ o meglio ‘corpo sano in mente sana’?
Quando una persona viene in Dojo, mi interessa di più che la pratica porti miglioramento alla qualità della sua vita, piuttosto che all’apprendimento delle abilità specifiche dell’Aikido.
L’Aikido è un’Arte Marziale che si distingue ( nella modalità con la quale si sviluppano le lezioni) nel perseguire e coltivare l’auto-disciplina piuttosto che una disciplina ‘imposta’.
Questo atteggiamento aiuta la gestione della propria quotidianità nel darle ordine, direzione e dominare se stessi.
Gradualmente ci si sentirà più energici, sensibili e consapevoli.
Pertanto sono contento quando i praticanti traggono piacere dalla pratica e tornano in Dojo volentieri, quando si creano relazioni di amicizia e gentilezza e l’esperienza comune dell’Aikido favorisce ed arricchisce la comunicazione.

“wakata” (zucco domenico )



…meditare con gli occhiali dell’Aikido

C’è chi si ferma, gambe incrociate, ricerca di silenzio nella confusione del mondo, meditazione in corso, occhi immobili, sguardo verso sé.
C’è chi vola, lo spirito di ali, confini oltre lo spirito, empatia con l’universo, parole che non sono più parole. Sensazioni che inebriano e danno percezioni nuove.
C’è chi cerca l’illuminazione, chi l’estasi, chi si perde nel sogno, chi si radica sempre di più nella realtà pratica. C’è chi raccoglie fiori di campo ancora pieni di rugiada nella frescura dell’alba.
C’è chi a sera raccoglie i remi in barca e si lascia portare alla deriva senza trovare un senso al suo navigare in flutti che all’apparenza sembrano incontrollabili.
C’è chi trova un senso nella vita nei piccoli semplici gesti di ogni giorno.
C’è chi non s’appaga mai e cerca senza sosta sfumature di un assoluto sempre presente.
C’è chi si perde nella vita eppure continua a camminare. E c’è chi si ferma per sempre.
C’è chi è immutabile e chi del cambiamento ha essenza nell’anima.
Oscillazioni profonde tra energia vitale e trasformatrice …e oscuro ottenebramento che inebetisce e incatena.
Tante vite in una sola vita.
La vita non sta mai ferma, la natura non è mai statica immobilità.
Ogni cellula dentro di noi è in continuo divenire. Ogni giorno il sole nasce in scenari sempre diversi, mai un tramonto si ripete uguale. Ogni stagione porta con se sfumature imprevedibili e inconoscibili.
La terra ruotando intorno al suo asse muta posizione ad ogni istante. Nuove galassie prendono vita nell’universo. Così Noi non siamo più quello che siamo stati…indipendentemente da Noi.
Dentro un’attrazione irrefrenabile verso quell’”inconoscibile” e dentro, ugualmente, un freno quasi inamovibile ci trattiene dall’affidarsi a questo “inconoscibile”.
E’ difficile abbandonarsi, affidarsi.
Una parte si ostina.
Una parte vorrebbe continuare come se nulla fosse.
Perché è più semplice procedere in un cammino già conosciuto. Muovere i passi dove la conoscenza dell’esperienza dona la tranquillità del non commettere più errori, del non perdersi in qualcosa che vada oltre il controllo.
Siamo così, vorremmo andare oltre ma si è ancorati nel procedere da ferraglie pesanti, quasi indistruttibili, del dover avere tutto quel che è possibile sotto controllo.
E si è abili truffatori, a volte perfino di noi stessi. Sappiamo trovare scuse. Scuse sempre più plausibili per giustificare il non saperci lasciare andare al richiamo così trasparente di una nuova dimensione del sentire.
Forse è paura o….forse il nostro umano bisogno di certezze. Il bisogno di regole e morali che diano la possibilità di essere a posto con la coscienza. Ma chi dentro di noi, oltre noi, per noi e con noi ha stabilito questi parametri? Chi ha stabilito il margine fra ciò che è bene e il suo opposto? Chi decide come legge assoluta ciò che rientra nella moralità? Dell’agire nel giusto?
Ci depriviamo dell’assoluto.
Abbiamo tutti la possibilità di poter vivere altre dimensioni di esistenza in questa esistenza.


I SENTIERI CHE NON PORTANO

IN ALCUN LUOGO

“Lo studio del bello è un duello in cui l’artista grida di paura prima di essere vinto”

Così annotò Baudelaire

 

              Fare Aikido è follia,  pretendere di “rifare il mondo” senza averlo totalmente sperimentato  esige un grano divino……l’uomo, questo grano, ce l’ha, lo possiede, ma

non usandolo perde sé stesso…..

 

 

Ogni Aikidoka è un negatore della realtà in nome di una realtà ulteriore.

 

Come spiegare, allora, perché un aikidoka si immerge nella pratica di tecniche immaginarie?

 

 

Se quello che affronta la realtà è un corpo folle, colui che affronta la visione è pur sempre  un folle?

 

Non mi fido dell’immagine del mondo, per questo lo reinvento, ci si creda oppure no.

 

L’Aikido è una favola, insegna tecniche inesistenti, atmosfere inconsuete, in cui la realtà fugge attraverso finestre ipotetiche (vibrazioni, respiri, immagini, gesti…..) aperte dal Maestro.

Gioca, ma molto seriamente, molto puntigliosamente con ciò che non è …comunque non dimostrabile.          Lo costringe all’obbedienza, sia nel sentire il braccio come spada “tegatana”, sia nel percepire lo spazio intorno “kekkai”, sia nell’eseguire precisi spostamenti “tai sabaki”.

L’Aikido dunque è un duello con una materia che lo ingoierà e lo alimenterà.        Prima di gridare per la baudelairiana paura cosmica, l’Aikidoka  cattura atmosfere segrete raschiando dalle tecniche linee e spessori sommersi e tutto il “nihil”

(substrato) che sottintendono.

 

E’ molto difficile “fare cose” in questo mondo, ma prima di essere licenziati in massa dai computer della 5° o 10° generazione, bisogna pur “provarsi”, non è vero?

Ci aggrava, ma ci compete, il dovere di testimoniare.

 

È il “nostro fare” la testimonianza di questi mondi immaginari che costituiscono autentiche espressioni dell’essere… che nessuna robotica potrà concepire o rubarci.

La fuga in mondi immaginari attraverso tecniche fantastiche non è una rinuncia, una sconfitta, una perdita, una resa alle gravi asperità del mondo reale, macchè…..sono pertugi attraverso cui ci inoltriamo in dimensioni che recuperano tutto di noi, riproponendoci come siamo stati in tante età diverse, dall’infanzia, alla giovinezza, alla maturità, alla vecchiaia.

L’aikidoka per adesso, ma chissà domani, sogna giovane



La pratica sembra severa, ma nasconde e custodisce sempre un risvolto ilare e curioso.

          L’etichetta, la respirazione, il taisabaki, le immobilizzazioni e le proiezioni tentano di legare in un’unità gli spazi vuoti.

 

“Sotto” non si nasconde una qualsivoglia  filosofia, traspare, invece, una felicità siderale, silenziosa, misteriosa.

Non vien voglia, davanti alla coperta delle belle ed eleganti tecniche dell’aikido,  di sollevarla, come si solleva una pietra, per vedere cosa c’è lì nel buio?



 

 

 

La coperta, solitamente, nasconde una percezione,  un’emozione, un

incontro, una riflessione, una comprensione.

 Ebbene, dietro alla coperta ognuno può scoprire qualcosa di suo, persino un altro  aikido più segreto  e complesso. È un’ipotesi di gioco senza fine…..che consola e provoca.

 

“Necesset est”, dicevano i saggi antichi, navigare, esplorare nella nostra frenetica quotidianità,  usando queste nuove scoperte, avere il coraggio di abbandonare le facili guide, tipo “Itinerari previsti”, “Tour tutto compreso”  o “Il tutto in 15 lezioni”.

Qui, grazie al Cielo e ai cieli è tutto escluso, è tutto da registrare di bel nuovo.

I Maestri non sbagliano indicandoci i “sentieri che non portano in alcun luogo”.

 

                        

 

Wakataaa (Zucco Domenico)